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Il teatro è lì dove lo trovi…
lì dove lo porti .
Il teatro l’ho
incontrato a 15 anni, quasi per gioco, per curiosità tra amici.
Poi è diventato una passione, un modo,
per dire, per fare.
In poche parole la mia vita.
Alla ricerca di nuovi percorsi, in
luoghi diversi, dagli accenti e lingue differenti, a volte incomprensibili,
inseguendo un’idea fissa che continuavo a definire “teatro”, aggiungendo,
esperienza dopo esperienza,
aggettivi e specificazioni, (di ricerca, di strada, terzo, d’avanguardia,
sperimentale, clownesco- musicale, danza, di figura…e ancora e ancora) a cui
qualcuno faticosamente aveva dedicato senza rete la propria esistenza, in
giro, in Italia e in Europa, ho incontrato, in laboratori, spettacoli,
scambi e progetti culturali, produzioni, altri esploratori, da cui ho preso,
con cui ho costruito e tracciato mappe e rotte, che oggi utilizzo ancora per
continuare a cercare…senza rete naturalmente.
Giacomo Anderle
e Finesterrae Teatri,
Raffaele Macrì e il Teatro Ziggurat,
la compagnia di teatro danza Michele Abbondanza e Antonella
Bertone a Trento,
Leo Bassi di
passaggio a Lamezia,
il Potlach di
molti anni fa a Fara Sabina,
Carlos Medina, Peter Meineche e l’Ikharon Teathre a Berlino,
Johannes Hermel ad Annaberg nell’ ex Germania dell’est,
i marionettisti Petros e Petras a Most in Repubblica Ceka,
gli artisti del Kubo a Brema
Dario D’Antonio ancora a Berlino
insieme a i musicisti hey-o-hansen
e Bruno e Johanna, Natascha.
La compagnia Bruzia ballet a Cosenza.
Il “fare insieme” l’ho condiviso per molto tempo
con Valentina De Grazia, Vincenzo Dattilo, Francesco Cerra,
Enzo Careri,
Cristina Bruni,
Roberta Renda, Gianluca Vetromilo…
…e Domenico che il teatro l’amava moltissimo…e forse ogni
tanto, invisibile, ci osserva, recita e ride…
Oggi, dopo quasi
trent’anni, cercando di unire tutti gli aggettivi e le
specificazioni in un unico progetto,
consapevole che, anche solo per un attimo, quell’idea fissa
che continuo a chiamare “teatro” può servire a qualcosa, lo
trovo e lo porto ancora in giro,
nelle scuole, con i bambini, con i ragazzi, con gli
insegnanti, i collaboratori e i dirigenti scolastici.
Nella Biblioteca di Filadelfia con gli amici attori della
Compagnia Teatrale Comunale,
a Lamezia Terme con l’affetto dei ragazzi del laboratorio
teatrale comunale ”Il Teatro Che non C’era”,
nei centri di recupero e sostegno alle persone,
dove il teatro diventa un modo per scoprire altro e…se
stesso
o forse un luogo diverso dove incontrarsi e, forse,
trovarsi,
nei festival, nei concorsi, nei non-luoghi teatrali, perché
se ci fosse un teatro o uno spazio teatrale ogni volta che
si deve provare o portare in scena uno spettacolo…beh!...
allora, abiteremmo in un’altra nazione, forse in un altro
mondo.
E il teatro diventa video
e gli attori si vestono da paesaggi naturali e/o urbani,
applauditi, rispettati, ma anche offesi, maltrattati, a
volte colpevolmente ignorati, che da tempo ho deciso di
raccontare,
accompagnato da Concita con cui divido diari di bordo e di
vita
Con il testardo Massimiliano Capalbo, che guida persone in
luoghi e avventure in cui emozione, natura e ragione sono
ancora territori primari, e che mi ha fatto venire, pur
vivendoci, il “mal di Calabria”…nel senso buono…
e il teatro diventa video
con 900 bambini, ragazzi e insegnanti su una pianoro a picco
sul mare, a far colazione…
o con una classe di bambini e maestra e pure la cattedra, i
banchi e le sedie, mappamondo e lavagna su una spiaggia, in
una giornata d’inverno con il mare in tempesta e il teatro
che “…oggi vi porto sul mare”.
e ancora con ragazzi ed adulti di un Campo Rom per
raccontare dei loro piccoli sogni che altri non hanno
bisogno di sognare, con Rosy che mi guida su una strada che
conosce da sempre ed Achille che resta stupito mentre gira
un surreale backstage, che poi surreale purtroppo non è.
Con Islam che racconta la sua odissea su una carretta del
mare e poi… sparisce nel nulla…un ragazzo sparito nel nulla
nel 2005 con la famiglia disperata che ancora lo cerca…un
ragazzo…per alcuni solo un “ragazzo curdo”…
Il teatro è dove lo trovi …dove lo porti, ma anche la gente
che incontri e che ti resta nel tempo…e ce n’è tanta…per
fortuna
Francesco Pileggi
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